Contributo
di Paolo Cruciani
I
primi gruppi riuniti con finalità terapeutiche furono
gruppi omogenei condotti da Pratt negli USA fin dal 1907, con
pazienti tubercolotici. Fu verificato leffetto positivo
del lavorare insieme anche molto al di là dellapprendimento
delle regole di igiene a cui erano inizialmente dedicati.
Le masse studiate in Europa avevano creato una profonda diffidenza
per ciò che rende omogenei. I fenomeni più evidenti
erano lomologazione, la perdita di identità e la
regressione. A partire dallosservazione di queste dinamiche
venne comunque evidenziata limportanza di una struttura
comune transpersonale e sovraindividuale. Occorreva esorcizzare
limmagine della folla e affermare lidea del gruppo
come luogo di cooperazione di sintonia e di sostegno.
Losservazione di gruppi caratterizzati dallomogeneità
consentiva di verificare quanto la sintonia fosse favorita dalla
presenza di rilevanti temi comuni che accrescevano la condivisione
della capacità di elaborazione.
Lidea che nel gruppo si potessero utilizzare le potenzialità
terapeutiche della psicoanalisi compare ancora negli U.S.A.,
partendo da una concezione del carattere intrinsecamente sociale
della mente delluomo (Burrow) e dalla necessità
pratica di curare più pazienti. Furono gettate le basi
per lo sviluppo del lavoro psicoterapeutico in gruppo, centrato
sulla valorizzazione di transfert multipli e del gruppo come
luogo in cui promuovere unesperienza emozionale correttiva.
Durante la Seconda guerra mondiale venne incentivato in Europa,
soprattutto in Gran Bretagna, lo studio del gruppo secondo una
prospettiva psicoanalitica. Il carattere di omogeneità
fu visto come espressione della mente del gruppo
i cui effetti pervadevano la formazione collettiva prevalendo
sulle inclinazioni individuali.
Il dispositivo gruppo fu pienamente riconosciuto
come qualcosa di diverso dalla somma delle risorse dei membri
che lo compongono e con la sua capacità di elaborare
e trasformare emozioni e pensieri mostrava, con sempre maggiore
evidenza, le sue potenzialità terapeutiche. Questo rese
possibile un nuovo approfondimento della dialettica individuale-interpersonale-transpersonale.
Da tale impostazione teorica di base nascono i grandi modelli
teorici e clinici di Bion, Foulkes e, in Francia, di Anzieu,
del C.E.F.F.R.A.P. e di Kaës. I gruppi omogenei hanno origine
da questa complessa matrice teorica e riprendono la ricerca
sulla utilizzazione del fattore omogeneità
per favorire lattivazione delle funzioni trasformatrici
del gruppo.
Le linee di ricerca sui gruppi omogenei di cui ci occupiamo
si collocano prevalentemente nellorizzonte teorico della
psicoanalisi.
Le esperienze pratiche interagisco con la riflessione teorica
producendo varie modellizzazioni e portano allidentificazione
di diverse caratteristiche che si osservano in questi gruppi
e che ne definiscono la specificità.
· Omogeneità nella composizione dei partecipanti.
· Focalizzazione su un tema o una funzione.
· Funzione terapeutica e non solo supportiva.
· Accelerazione /catalizzazione dei processi di
elaborazione.
· Tempo determinato.
· Inserimento in una istituzione
· Momento di un processo terapeutico che può
anche proseguire in un gruppo eterogeneo.
La ricerca evidenzia diversi livelli in cui la dimensione della
omogeneità può articolarsi.
Nei gruppi omogenei ci sono sempre elementi di diversità,
mentre nei gruppi eterogenei esiste comunque una certa omogeneità
matriciale.
Lomogeneità di superficie (categorie diagnostiche
ecc.) coesiste sempre con una omogeneità profonda (elementi
profondi della mente e del campo)
Promuovere lomogeneità favorisce contemporaneamente
il consolidarsi dellidentità.
Alla fase iniziale della vita del gruppo omogeneo segue sempre
una fase successiva in cui emergono elementi di diversità.
Attualmente la riflessione sui gruppi omogenei consente di individuare
vari modelli teorici e processi che sono chiamati in causa e
che costituiscono un ampio orizzonte di ambiti di ricerca.
- I gruppi omogenei che si collocano nel campo istituzionale
e traggono da questo le funzioni che determinano la sua omogeneità,
essendo coinvolto nei miti di fondazione e nella progettualità
su cui listituzione stabilisce la sua identità.
- La funzione di contenitore svolta dallomogeneità
consente uno scambio trasformativo fra la mente del gruppo e
la mente di chi soffre ed è accolto al suo interno.
- Lomogeneità si pone come un elemento di
mediazione che facilita il passaggio da elementi inespressi
e primari a oggetti pensabili ed elaborabili.
- Il gruppo omogeneo ha la capacità di favorire
una funzione di rispecchiamento variamente definita con diverse
accezioni da molte linee di pensiero della psicoanalisi moderna
(Lacan, Winnicott, Kohut). Ciò che si può individuare
nel gruppo omogeneo è la possibilità di cogliere
nel rapporto con gli altri, tramite lo stesso fattore dellomogeneità,
elementi che costituiscono la propria identità.
- Lomogeneità ha la funzione di costituire
un controcampo rispetto al quale ciò che
è diverso ed esterno viene sperimentato in
modo più chiaro, definito e meno pericoloso e intrusivo.
Gli elementi che si percepiscono condivisi forniscono la base
per pensare, per contrasto, gli elementi separati e allontanati
dalla scissione.
- Il superamento, tramite la condivisione piena degli
aspetti che costituiscono lomogeneità, del sentimento
di solitudine prodotto dalla fantasia di essere gli unici ad
essere separati e stigmatizzati da qualche tipo di mancanza
e di sofferenza. Nel gruppo è possibile dire Non
debbo vergognarmi di ciò che sono perché è
parte della condizione umana.
- La possibilità di condividere scene modello
nei termini di Lichtemberg che hanno determinato
le sofferenze individuali e che trovano nel gruppo omogeneo
il luogo in cui possono essere conosciute ed elaborate collettivamente.
- Il gruppo omogeneo costituisce un campo-stato
mentale in cui lidentificazione proiettiva gioca
un ruolo molto più grande che in un gruppo eterogeneo,
producendo specifici processi di interazione a un livello di
comunicazione interpersonale estremamente intenso.
- La costituzione di livelli diversificati di omogeneità
fa da supporto e da contenitore per varie funzioni sociali ed
in senso ampio vitali che si sono costituite nei
gruppi naturali come in quelli costruiti nelle istituzioni.
La lacerazione e/o la disfunzione di questi livelli di omogeneità
è essa stessa produttrice di patologie e di conduce a
riflettere sulla eziologia specificamente sociale della malattia.
Nello steso tempo questa rottura può essere una precondizione
a uno stimolo per la costruzione di nuovi modi di organizzazione.
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